ilmedioevo.net

 

Storia del Medioevo Letteratura del Medioevo Storia del diritto del Medioevo Biblioteca Elettronica Medievale Directory Forum Contatti

 

Poggio Bracciolini 

Di una giovinetta che accusava il marito di essere poco dotato

L'intento di questo Liber Facetiarium (libro delle facezie) è espresso dallo stesso autore nel prologo dell'opera: "ad levationem animi et ad ingenii exercitium" (per rassenare l'animo ed esercitare l'ingegno). L'opera, composta tra il 1438 e il 1452, raccoglie novelle, giochi di parole, motti di spirito, freddure ancora oggi molto divertenti e gustose. L'opera è in latino, quella che segue è una traduzione italiana.

 

Di una giovinetta che accusava il marito di essere poco dotato
 
Un giovane nobile e bello sposò la figlia di Nereo de' Pazzi cavaliere fiorentino, che fu, tra gli uomini del suo tempo, uomo insigne ed egregio. Dopo alcuni giorni, ella ritornò, come si usa, alla casa paterna, ma non vivace e lieta, come sogliono essere le altre, ma triste e pallida e con gli occhi bassi. La madre la chiamò in una stanza e in segreto le chiese se ogni cosa fosse andata per il verso giusto, e la fanciulla, in lacrime, rispose: «Come vuoi, ma tu non m'hai data in sposa ad un uomo, ma ad uno che uomo è; che cioè ha nulla o poco assai di quell'arnese per quale ci si sposa». La madre, addolorata della sventura della figlia, raccontò tutto al marito, e la cosa, come avviene, in poco tempo si divulgò tra i parenti e le donne che erano state invitate al banchetto, e a tale notizia la casa si riempì di lamenti, perché si diceva quella bella fanciulla non era stata maritata, ma sacrificata. Finalmente giunse il marito in onor del quale si imbandiva il convito, e allorché vide tutti col volto lacrimoso ed afflitto, sorpreso della strana cosa, chiese che cosa fosse avvenuto. Nessuno ardiva confessare la causa di quel dolore, finché finalmente uno più sincero disse che la fanciulla aveva riferito che egli era poco provvisto dei beni virili. «Non può essere questa», egli disse, «la ragione della vostra afflizione e per la quale non si vada al banchetto; però questa accusa verrà presto cancellata». Erano già a tavola tanto gli uomini quanto le donne, e aveano già mangiato quando il giovane si alzò: «Miei cari parenti», disse, «sento accusarmi di una cosa della quale io vi chiamo giudici», e in questa mise fuori un arnese di pregevolissima fattura (poiché allora si usavano vestimenta corte) e lo pose sulla tavola e chiese ai presenti, che si erano commossi per la novità e per la grandezza della cosa, se potevasi di esso lamentare o rifiutarlo. La maggior parte delle donne desideravano che i loro mariti avessero altrettanta abbondanza. Molti uomini si sentivano da quel tale arnese superati, tutti rivolti verso la giovinetta la rimproveravano della sua sciocchezza. «Perché tanto biasimarmi», diss'ella, «perché tanto rimproverarmi? Il nostro asino, che l'altro giorno vidi in campagna, non è che una bestia e ne ha tanto (e in questa distese il braccio), e questo mio marito che è un uomo non ne ha la metà». Credeva l'ingenua fanciulla che gli uomini ne dovessero aver di più degli animali.

 

Di Guglielmo che aveva un affare abbondante

Nella città di Terranova eravi un uomo che aveva nome Guglielmo, che facea il falegname ed era assai ben provvisto dalla natura. E la moglie fortunata narrò la cosa alle vicine, e quando questa morì, condusse egli in moglie una giovinetta ingenua, che avea nome Antonia, e che quando fu sposa seppe dai vicini che arma potente possedesse il marito. Nella prima notte che ella fu col marito tremava assai, e voleva sfuggirlo né voleva lasciar fare. E l'uomo capì di che cosa avesse timore la ragazza, e per consolarla le disse che ciò che ella aveva udito dire era vero, ma che egli ne aveva due, uno più grande e uno più piccolo: «E di questo», soggiunse, «per non farti male, mi servirò questa notte; e vedrai che ti farà bene; poi se ti piacerà proveremo col più grande». La ragazza acconsentì e cedette senza pianto e senza dolore all'uomo. E dopo un mese, fattasi più franca e più audace, una notte, mentre accarezzava suo marito: «Amico mio», gli disse, «se ora ti volessi servire di quell'altro ch'è più grande? « E l'uomo, che ne avea quasi quanto un asino, rise dell'appetito della donna; e da lui una volta udii narrare, in compagnia, questa storia.

 

 


Copyright 2005 IlMedioevo.net Tutti i diritti riservati.