| Storia del Medioevo | Letteratura del Medioevo | Storia del diritto del Medioevo | Biblioteca Elettronica Medievale | Directory | Forum | Contatti |
L’introduzione del
concetto di ratio legis determina importanti
cambiamenti: all’interpretazione “ricettiva” della
glossa (che si avvia al tramonto) si sostituisce quella
“creativa”, tesa anche alla creazione di nuovi istituti,
fondandosi sulla capacità della ratio di estendersi
de similibus ad similia. I nuovi commentatori
civilisti saranno chiamati “dialettici”, perché facenti
uso della dialettica, la quale peraltro non era certo
ignota ai glossatori.
Questa concezione
innovativa si afferma soprattutto in Francia, ad
Orleans, dove insegnano maestri provenienti dall’alma
mater bolognese; purtuttavia la scuola francese
rivendica con decisione la sua indipendenza[1].
Importanti esponenti dello Studio orleanese sono Jacques
de Revigny - autore di imponenti lecturae, ricche
di repetitiones[2]
e quaestiones, sulle Istituzioni e sul Codice e
del De significatione verborum o Dictionarium
iuris, dizionario di voci giuridiche – e Pierre de
Belleperche (Petrus de Bellapertica), anch’egli autore
di lecturae, quaestiones e repetitiones.
Ad entrambi è stata erroneamente attribuita una summa
dei Libri feudorum lombardi. Famosa per gli
insegnamenti civilistici, Orleans ha anche insegnamenti
canonistici. Ad Orleans si inventa una originale
concezione dell’Impero, considerato per la prima volta
una persona giuridica (persona repraesentata) del
quale l’imperatore non è che l’amministratore: centro
d’imputazione del potere è infatti l’Impero, non il
monarca.
Un giurista
italiano, Cino da Pistoia, mostra grande ammirazione per
il de Revigny e per il Belleperche. Egli è autore di un
commentario al Codice e all’inizio del Digesto, ma pure
si cimenta nelle quaestiones e nei consilia
(richiesti ai professori dalla prassi forense), oltreché
nel genere nuovo delle additiones, compiendo
aggiunte alla glossa accursiana.
Con lui si apre la storia
dei commentatori civilisti italiani. La scuola di
Padova, nata nel 1222 a seguito di una migrazione
studentesca da Bologna, annovera tra i suoi studiosi
Alberico da Rosciate, autore di una importante esegesi
del Corpus iuris. In questo periodo si diffonde il
modello della scuola istituzionalizzata, dove
insegnamenti di maestri sono coordinati e uniti sotto la
prestigiosa qualifica di “Studium generale”, che può
essere concessa da papi e imperatori: è una novità
rispetto alle scuole postirneriane in cui insegnavano
singoli maestri. I più importanti Studia generalia sono
quelli di Pisa, Siena, Firenze, Pavia, Perugia. Quivi
insegna Cino da Pistoia, che ha tra i suoi discepoli
Bartolo da Sassoferrato, destinato ad avere grandissima
fama. Bartolo compie studi non solo sulle fonti
giustinianee ma anche sull’ordinamento comunale[3].
Allievo di Bartolo, Baldo degli Ubaldi è famoso per la
sua produzione di consilia, oltreché per una
esegesi del Digesto, per un commento alla Pace di
Costanza, per i commenti alle principali fonti del
diritto canonico; più che un civilista, esso è – il
primo – giurista in utroque.
[1]
Racconta Guido de Cumis che al momento di
sostenere l’esame finale di laurea trovò tra i
suoi esaminatori Accursio, del quale osò
criticare una glossa; Accursio voleva
respingerlo e Guido fu salvato solo
dall’intervento di Iacopo Balduini, che era
stato suo maestro a Bologna.
[2]
Le repetitiones erano lezioni o
conferenze tenute fuori dall’orario didattico e
destinate a un’esegesi approfondita delle leggi.
[3]
Bartolo scrive dei trattatelli sulle
costituzioni Ad reprimendum e Qui sint
rebelles di Arrigo VII, analizza l’istituto
del bando, le forme di tirannia dei regimi
signorili, la diatriba tra guelfi e ghibellini.
Copyright 2005 IlMedioevo.net Tutti i diritti riservati.