ilmedioevo.net

 

Storia del Medioevo Letteratura del Medioevo Storia del diritto del Medioevo Biblioteca Elettronica Medievale Directory Forum Contatti

 

15. I commentatori civilisti

L’introduzione del concetto di ratio legis determina importanti cambiamenti: all’interpretazione “ricettiva” della glossa (che si avvia al tramonto) si sostituisce quella “creativa”, tesa anche alla creazione di nuovi istituti, fondandosi sulla capacità della ratio di estendersi de similibus ad similia. I nuovi commentatori civilisti saranno chiamati “dialettici”, perché facenti uso della dialettica, la quale peraltro non era certo ignota ai glossatori.

Questa concezione innovativa si afferma soprattutto in Francia, ad Orleans, dove insegnano maestri provenienti dall’alma mater bolognese; purtuttavia la scuola francese rivendica con decisione la sua indipendenza[1]. Importanti esponenti dello Studio orleanese sono Jacques de Revigny - autore di imponenti lecturae, ricche di repetitiones[2] e quaestiones, sulle Istituzioni e sul Codice e del De significatione verborum o Dictionarium iuris, dizionario di voci giuridiche – e Pierre de Belleperche (Petrus de Bellapertica), anch’egli autore di lecturae, quaestiones e repetitiones. Ad entrambi è stata erroneamente attribuita una summa dei Libri feudorum lombardi. Famosa per gli insegnamenti civilistici, Orleans ha anche insegnamenti canonistici. Ad Orleans si inventa una originale concezione dell’Impero, considerato per la prima volta una persona giuridica (persona repraesentata) del quale l’imperatore non è che l’amministratore: centro d’imputazione del potere è  infatti l’Impero, non il monarca.

Un giurista italiano, Cino da Pistoia, mostra grande ammirazione per il de Revigny e per il Belleperche. Egli è autore di un commentario al Codice e all’inizio del Digesto, ma pure si cimenta nelle quaestiones e nei consilia (richiesti ai professori dalla prassi forense), oltreché nel genere nuovo delle additiones, compiendo aggiunte alla glossa accursiana.

Con lui si apre la storia dei commentatori civilisti italiani. La scuola di Padova, nata nel 1222 a seguito di una migrazione studentesca da Bologna, annovera tra i suoi studiosi Alberico da Rosciate, autore di una importante esegesi del Corpus iuris. In questo periodo si diffonde il modello della scuola istituzionalizzata, dove insegnamenti di maestri sono coordinati e uniti sotto la prestigiosa qualifica di “Studium generale”, che può essere concessa da papi e imperatori: è una novità rispetto alle scuole postirneriane in cui insegnavano singoli maestri. I più importanti Studia generalia sono quelli di Pisa, Siena, Firenze, Pavia, Perugia. Quivi insegna Cino da Pistoia, che ha tra i suoi discepoli Bartolo da Sassoferrato, destinato ad avere grandissima fama. Bartolo compie studi non solo sulle fonti giustinianee ma anche sull’ordinamento comunale[3]. Allievo di Bartolo, Baldo degli Ubaldi è famoso per la sua produzione di consilia, oltreché per una esegesi del Digesto, per un commento alla Pace di Costanza, per i commenti alle principali fonti del diritto canonico; più che un civilista, esso è – il primo – giurista in utroque.


 

[1] Racconta Guido de Cumis che al momento di sostenere l’esame finale di laurea trovò tra i suoi esaminatori Accursio, del quale osò criticare una glossa; Accursio voleva respingerlo e Guido fu salvato solo dall’intervento di Iacopo Balduini, che era stato suo maestro a Bologna.

[2] Le repetitiones erano lezioni o conferenze tenute fuori dall’orario didattico e destinate a un’esegesi approfondita delle leggi.

[3] Bartolo scrive dei trattatelli sulle costituzioni Ad reprimendum e Qui sint rebelles di Arrigo VII, analizza l’istituto del bando, le forme di tirannia dei regimi signorili, la diatriba tra guelfi e ghibellini.

 

 


Copyright 2005 IlMedioevo.net Tutti i diritti riservati.